Nuova, sebbene realizzata nel rispetto di un linguaggio scultoreo impostato su criteri tecnici tradizionali e su forme finite, è l’interpretazione che della figura di San Donato ha realizzato Andrea Roggi, creando un’immagine fedele al figurativo, ma iconograficamente insolita e capace di simboleggiare episodi significativi della vita del santo martire, senza cadere però nella ripetizione di “topoi” più volte replicati.

La monumentale scultura, composta da due parti distinte, una in pietra, l’altra in bronzo, presenta San Donato che, appena coperto da una semplice e povera tunica, è in atto di sollevare verso l’alto il calice, simbolo della cristianità per la quale, secondo la tradizione, il patrono aretino ha subito il martirio il 7 agosto del 362 d.C..

Il calice rimanda ad uno degli episodi principali della vita del santo vescovo aretino. Durante una celebrazione eucaristica , mentre si svolgeva il rito della Comunione e il suo diacono Antimo stava distribuendo il vino consacrato ai fedeli con un calice di vetro, i pagani fecero un’improvvisa irruzione gettando in terra il calice, che andò in frantumi. San Donato, dopo avere pregato intensamente, raccolse tutti i frammenti di vetro ricomponendo il vaso. Sebbene mancasse una grossa parte nel fondo del calice, rubata dal demonio stesso, la suppellettile sacra continuava a svolgere la sua funzione, senza fare disperdere il liquido. Il fatto determinò la conversione di settantanove pagani presenti.

La celebrazione del miracolo è il fulcro dell’immagine scolpita da Roggi, che nell’oro del calice concretizza visivamente la forza divina, verso la quale il santo si rivolge supplicante. Non mancano riferimenti al tassello mancante della coppa, in basso forata e al liquido in essa contenuta, materialmente simboleggiato dalla sfera rossastra.

La sfera, che da tempo è un elemento costante della scultura di Roggi, è qui interpretata anche come simbolo della salvezza operata dal martirio del santo stesso, morto, come Cristo, per la salvare gli altri e per la diffusione della Parola.

Il gesto solenne compiuto dall’immagine umana che, perfettamente plasmata nel bronzo fuso, è incentrata sull’interesse per la realtà oggettiva dell’uomo, tema fondante dell’arte di Roggi, evoca un insieme di significati assoluti. Sebbene connessi alla figura di San Donato, questi assumono quindi un valore di grande rilievo morale, nell’intento di documentare anche uno spaccato di storia cittadina e nel rispetto del legame tra il soggetto e la materia.

La paganità di Arezzo, dove San Donato, nativo di Nicomedia, si impegnò nella predicazione e nella conversione di molti, è emblemata nell’immagine della celebre versione scultorea della Minerva, che appena delineata nel bronzo, si intravede nel retro, dando l’idea di scomparire dentro la massa corporea del santo.

Alla cristianità della città rimanda la pietra della base, nella quale, oltre al riferimento diretto alla valenza evangelica della pietra stessa, si riconosce la sagoma della pieve aretina, simbolo di una riconosciuta e radicata diffusione del culto cristiano.



Liletta Fornasari