Secondo il senso comune,
il gioco è un’attività marginale dell’esistenza umana,
che si contrappone al lavoro e alle attività “serie” della vita.
Nella vita adulta, i giochi sono spesso tecniche ripetitive di passatempo
e tradiscono il fatto che spesso nascono dalla noia.
Invece per il bambino il gioco è “un sano mezzo di esistenza”.
Attraverso il gioco, il bambino realizza la sua “apertura al mondo”. Il gioco è caratterizzato dalla totale gratuità, dalla libertà,
da un senso di gioia per il sensibile in cui è sperimentato il “piacere dell’apparenza”.
Esso, tuttavia, si presenta come “un’oasi della gioia” perché,
proprio quando obbligo, lavoro,
cura e responsabilità iniziano a impegnare le energie del giovane in crescita,
il gioco rischia di perdere del tutto il suo significato originario
e il suo carattere di azione spontanea, di slancio vitale.
Le sculture di Andrea Roggi vivono a pieno il tema del gioco
con le raffigurazioni oniriche affollate di menestrelli canta torie,
di bambini e donne volanti pronti a divertirsi e a far divertire il pubblico che li osserva.