Credo che esistano pochi posti come il pianoro che circonda la Rocca di Tentennano nel comune di Castiglione d’Orcia, dove si respiri un’atmosfera densa di misticismo e dove ci si senta vicini a Dio.

Dalla rocca che domina la Valle dell’Orcia, lungo mulattiere scavate nel tufo e sepolte nei boschi di querce, di castagni e lecci, Caterina da Siena saliva ogni giorno a visitare i pietrosi villaggi, il romitorio di San Biagio, il convento francescano di Colombaio,e quello camaldolese del Vivo. E a Tentennano, che guarda da lontano l’Amiata, indifferenti alla disperata solitudine dell’uomo di quei tempi,in una sorta di paradiso terrestre, continuavano come continuano anche oggi, a distanza di centinaia di anni da allora, a pascolare gli agnelli, a fiorire i gladioli blu, le viole rosse, le azzurre aquileie, i piselli odorosi. Qui a Tentennano Santa Caterina vegliava la notte nella sua stanza, mentre un vento impetuoso schiacciava, sotto la Rocca quadrata, il minuscolo borgo murato con la sua bella cisterna ottagonale nella piazzetta sghemba, le stradine tortuose, le scalette che si perdevano lungo le mura possenti, gli orti dove i peschi ed i fichi crescevano fra rose selvatiche e more, con le casupole di pietra grigia ricoperte di edera, ove esisteva un unica finestrella, appesa sotto il tetto, e una piccolissima porta difesa da un enorme battente di legno. Qui a Tentennano anche oggi il turbine del vento si sveglia all’improvviso e fa volare le foglie accartocciate dei lecci, strappa i petali agli ultimi fiori e squarcia le nubi nel cielo, mentre le stelle sono cosi basse e grosse che pare di poterle toccare. ”Sono come su un’isola, che da ogni parte i venti percuotono” dettava Caterina nelle sue lettere. E da Tentennano invocava il suo sposo in terra Gesù:

”0 spirito santo
vieni nel mio cuore
per la tua potenza portata a te Dio vero
concedimi la carità. col rispetto
custodiscimi da ogni cattivo pensiero
riscaldami e infiammami del tuo amore
cosi che ogni peso mi sembri più leggero
santo mio padre e dolce mio Signore
ora aiutami in ogni mio lavoro.

Eppure era una donna fragile nel corpo, ma forte e coraggiosa, inflessibile e combattiva, polemica e intrepida, assetata di assoluto e capace di chiedere a se stessa sacrifici inauditi. Una straordinaria figura femminile che non ebbe eguali nel Medioevo tanto che di lei si diceva: ”Caterina incute una sorta di terrore. E’ come una luce che illumina, una fiamma che brucia”. Cosi l’aveva concepita lo scultore e cardiochirurgo senese Carlo Sassi, con i suo monumento dedicato e donato al comune di Castiglione che domina dall’alto del pianoro di Tentennano l’immensa vallata dell’Orcia, fino a Siena e fino all’Amiata. Un’immagine di quella di Sassi, ribelle, anticonformista, intransigente con i forti, pietosa con i deboli e i perdenti, Caterina da Siena, una donna in lotta con il suo tempo.

Così la deve avere vista pure lo scultore e pittore Andrea Roggi, rappresentandola per questa Rassegna internazionale d’arte contemporanea dedicata ai ”33 ’ di Caterina Benincasa” che si tiene ogni anno a Tentennano per il costituendo Museo dedicato alla Compatrona d’Italia e d’Europa.

Erta, con lo sguardo e le braccia volte al cielo, sopra una base di pietra serena, sormontata da corona di stelle (gli stati dell’Europa unita), sorretta da forme umane, in rappresentanza popoli europei e delle culture diverse che fanno circolo tenendosi per mano. splendida l’immagine della Santa rappresentata da Roggi, in uno slancio proteso verso il cielo, come un volo di rondine, quasi a implorare da Dio creatore la protezione dei popoli europei da lei rappresentati in terra.

Volto sofferente e dolce al tempo stesso, quello della Caterina dell’artista aretino, che vive in una cittadina a cavallo fra 1’Umbria ubertosa e la nostra Toscana, due regioni baciate da profondo misticismo grazie a due grandi Santi, Caterina e Francesco, che nel 1200 cambiarono la storia della Chiesa con il loro pensiero e le loro azioni.

E non è un caso che lo scultore di Castiglion Fiorentino, proprio nel suo paese abbia dato vita ad un parco pubblico, denominato ”della creatività”.

Sì Roggi ha interpretato perfettamente la Santa senese, incidendole sul petto l’immagine di quella croce che vide il sacrificio di Gesù, eletto suo sposo in terra da lei stessa, per salvare gli uomini dal peccato.

Un artista eclettico Roggi, umile quanto bravo e creativo, che ha veduto l’immagine di Caterina da Siena come quella di tante sue sculture profane da lui create, immerse in una dimensione spaziale, molte protese in un volo cosmico, alla ricerca della purezza del corpo e dello spirito, libere dalle ansie ed angosce quotidiane. .E quanta religiosità si può riscontrare nei cipressi di Roggi. Il cipresso, l’albero che ha reso ,turisticamente famosa la Val d’Orcia nel mondo. Piccole sentinelle, con la punta rivolta verso il cielo, che spuntano da una terra a volte brulla delle crete, umili come il pensiero di Francesco d’Assisi. Cipressi veduti da Roggi come umanità, sia quando solitari dominano un largo spazio, sia quando appaiono in piccoli gruppi, vere ”sentinelle umane” a guardia di strade e sentieri, radicati per terra da dove prendono vitalità e origine, ma con le punte rivolte al cielo, piegate dal vento ma resistenti alle intemperie del tempo e della vita. Alberi che rappresentano l’immagine esatta della vita umana. ”Sembrano uomini sono solo alberi, in fila come giorni, in fila dritta per quanto la vita si contorce, contorce gli uomini come tronchi di ulivo”. Cosi li vede Roggi, seguendo l’immagine poetica di Paolo Scatragli.

C’e in tutta l’opera dello scultore di Castiglion Fiorentino un aspetto sempre presente sulle origini della vita, un amore profondo per l’essere umano, sia maschile che femminile, che spesso lo scultore unisce come in una simbiosi indissolubile. Artista creativo, ma dotato nel profondo di grande umanità e rispetto della vita, concessa all’uomo da Dio creatore. Equilibri spaziali, regolano l’arte di Andrea Roggi, sia quando affronta temi sacri sia quando affronta temi profani. C’è in lui un profondo rispetto della natura, una natura ribelle, battuta dal vento come nel dipinto ”Albero uomo” o una natura silente che induce alla meditazione come nei dipinti ”Solo” e ”Toscano”, nei quali il cipresso e i1 dominatore vivente, personaggio assoluto dello spazio.

Santa Caterina donna fragile nel corpo ma forte nell’anima come i cipressi di Roggi. lottava contro il vento del peccato che la circondava e contro il quale combatteva quotidianamente. Un vento che si abbatteva pure su Tentennano, piegandola nel corpo ma non spezzandola nello spirito. Cosi l’uomo albero di Roggi, percosso dal vento della vita quotidiana, fatta di ansie profonde; cosi le donne flessuose dello scultore aretino, flessuose come giunchi, ma sempre animate da continua linfa vitale. E qui a Tentennano, Roggi ha colto l’occasione con la sua mostra, di essere più vicino a Dio creatore, quasi ispirato da una fede incrollabile nella vita terrena e in quella che verrà, fatta di speranze per l’umanità per un futuro migliore, cosi come lo fu per Santa Caterina da Siena.



Gilberto Madioni